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Andalucía

 

l'Andalusia, che nelle guide turistiche del XIX secolo era definita "l'Oriente d'Europa", possiede un patrimonio culturale ed artistico unico al mondo, nato dall'incontro di culture differenti. Sin dall'antichità fu la porta immaginaria attraverso cui i conquistatori di tutto il mondo giunsero in Spagna. Fenici, Cartaginesi, Greci, Celti, Romani, Visigoti, Berberi e Arabi si insediarono via via nel Paese, si mischiarono alle popolazioni locali, lasciarono poi dietro di se le proprie tracce. Qui nacquero numerose culture preistoriche, qui si trova il leggendario regno di Tartesso. qui si trovavano svariati centri commerciali fenici, ellenici e cartaginesi. Sotto i Romani la provincia che all'epoca era chiamata Baetica, ebbe per la prima volta un'unica amministrazione, mentre l'intero territorio godette di una struttura primaria organizzata e civile i cui effetti sono visibili ancor oggi.
Fu inoltre introdotta una lingua burocratica ufficiale, il latino. Ai Vandali invece, che insieme con Alani e Suebi saccheggiarono e distrussero il Paese nel corso dei flussi migratori, l'Andalusia deve il proprio nome: Al-(V)andaluz (la terra dei Vandali), fu infatti l'appellativo che le diedero gli Arabi. Fu con i Visigoti che il cristianesimo divenne religione di Stato. L'influsso maggiore fu comunque sicuramente quello degli Arabi; il loro dominio, di cui rimangono tracce evidenti ancor oggi, durò all'incirca 800 anni durante i quali l'Andalusia visse il suo massimo momento di splendore politico e culturale. I conquistatori musulmani eressero infatti nelle città vaste moschee, università, scuole pubbliche e biblioteche, tramutando così l'Andalusia in un vero e proprio centro spirituale per tutta l'Europa. Agli studiosi arabi si deve la conservazione e la diffusione dell'antico patrimonio filosofico e letterario. Qui furono poste le prime pietre di alcune discipline scientifiche moderne, come la medicina, la fisica, la geografia, la matematica e l'astronomia. Musica e poesia godettero nelle corti principesche di una posizione di grande prestigio, mentre furono particolarmente coltivate arti e artigianato, che ancor oggi mostrano le proprie radici arabo-islamiche. L'agricoltura godette di grande impulso grazie a innovative e complesse tecniche di irrigazione, sistemi di canalizzazione, mulini a vento, pozzi e nuove colture. Quando l'Europa cristiana era ancora immersa nel più profondo Medioevo, in Andalusia si era già sviluppata una cultura multiforme e sfaccettata. in grado di garantire, attraverso un clima di grande tolleranza, la coesistenza di musulmani cristiani ed ebrei, preparando l'ingresso dell'Europa nella nuova era tramite la fusione di conoscenze antiche e orientali. Proprio a quei secoli risalgono i più celebrati monumenti andalusi: la Mezquita, la città-palazzo di Medina az-Zahara. la Giralda, l'Alhambra, oltre a numerose terme arabe.

 

L'Andalusia cristiana

 

Nonostante tutto i cristiani del Nord guadagnavano costantemente posizioni all'interno del Paese: la fitta rete di rocche e torri possenti testimonia costanti scontri tra mori e cristiani. Dopo la fine vittoriosa della Reconquista, nel 1492, l'Andalusia si ritrovò a essere parte dell'impero spagnolo e abbracciò la fede cattolica. Ebrei e mori non trovarono più accoglienza favorevole in questo stato che cercava continuamente di soffocare la loro cultura. Iniziò così, e in ritardo rispetto al resto d'Europa, il periodo delle grandi cattedrali, che proseguì sino al XVIII secolo. Simboli monumentali della vittoria cristiana sul regno moro sono ben visibili in tutte le grandi città. I nobili che parteciparono alla Reconquista si insediarono nelle città andaluse, eressero chiese e costruirono palazzi di rappresentanza. Alle eleganti decorazioni moresche i cristiani contrapposero lo stile "europeo" del Rinascimento: risalgono proprio a questo periodo il palazzo di CarIo V, sull'Alhambra. con la sua facciata ben spartita, la casa de Pilatos a Siviglia, le cattedrali di Jaén e Granada ... tutti pregevoli esempi di quest'epoca. Ma il il più importante edificio religioso sivigliano dimostra anche che l'era della conquista cristiana  da un punto di vista storico-culturale non rappresentò affatto un motivo di rottura. Le tradizioni architettoniche e decorative arabe furono proseguite da maestranze moresche, passate però al servizio di committenti cristiani, e quindi fuse con le nuove forme cristiane. Azulejos, decorazioni a stucco e tetti artesonados sono visibili in numerose chiese e abitazioni patrizie dell'epoca. La testimonianza forse più rappresentativa dello stile cosiddetto mudéjar è il grandioso palazzo di Pietro I il Crudele, a Siviglia. Nel passaggio dal gotico al Rinascimento videro anche la luce forme particolari, come gli stili isabellino e plateresco che portarono avanti il pluralismo stilistico nell'ambito dell'arte spagnola. Sotto gli Asburgo (1516-1700) la Spagna divenne una potenza mondiale, che in seguito alla scoperta, Conquista e colonizzazione della parte centromeridionale del nuovo continentepoté contare su un vasto territorio coloniale ed enormi ricchezze. Ma i conflitti con le altre potenze europee erano in costante aumento, Sconfitte e perdite del territorio portarono via via il una graduale diminuzione della sua potenza egemone a partire dal tardo XVI secolo. La situazione fu ancor peggiorata da crisi economiche ed epidemie. Indipendentemente da tutto ciò, arte e letteratura nel XVII secolo conobbero un altro periodo di grande splendore,
facendo vivere all'Andalusia il cosiddetto siglo de oro (epoca d'oro). In effetti la "sfarzosa" stagione barocca fu l'ultima della regione: sulla scia del movimento controriformista vennero edificati monasteri e chiese, decorati con retablos sfarzosi, con dipinti e pasos (figure della Passione) a grandezza naturale. Nelle città di Siviglia e Granada si aprirono importanti scuole di pittura e scultura.

Nel XIX secolo una serie di guerre, lotte per la successione e la perdita delle colonie provocò il declino spagnolo. La guerra civile, dal 1936, e la dittatura di Franco, dal 1939 al 1975, tramutarono l'Andalusia del XX secolo nell'"ospizio dei poveri" di tutta la Spagna, con un'industria sottosviluppata e un alto tasso di disoccupazione. L'esiguità delle realizzazioni architettoniche e artistiche dell'epoca è un segnale più che evidente della situazione generale. In effetti oggi l'Andalusia conta su un turismo e un'agricoltura molto sviluppati, ma non sufficienti a risolvere il problema della disoccupazione. Una divisione della proprietà ancor oggi feudale, immutata dai tempi della Reconquista, quasi la metà dei fondi è posseduta da circa il 4% della popolazione, a cui si contrappone un vero e proprio esercito di semplici salariati, fu probabilmente fra le principali cause della difficile situazione economica, cui contribuirono le ricchezze del sottosuolo, limitate alla parte sud-orientale e alla Sierra Morena, e le poche località industrializzate e tecnologizzate. Conseguenza furono le ingenti ondate migratorie dagli anni Cinquanta sino agli anni Settanta. Quasi due milioni di andalusi lasciarono infatti la propria regione per cercare lavoro altrove. Nonostante tutto, l'Andalusia non è più l"'ospizio dei poveri", ma una regione dall'economia in crescita e consapevole del proprio retaggio politico, che ha potuto vivere un ulteriore impulso economico grazie alla Esposizione Universale (Expo) del 1992.

 

un accenno geografico

 

Accanto all'ingente patrimonio culturale, l'Andalusia affascina per la varietà del paesaggio, spesso addirittura contrastante, oltre che per le vaste aree protette. L'estesa e movimentata Sierra Morena la divide dall'altopiano castigliano, mentre da nord-est a ovest è attraversata dal vasto corso del Guadalquivir, nel cui bacino fluviale si estendono ampie pianure e campi fertili. Alla foce del Guadalquivir si trova il Coto de Doñana, divenuto riserva naturale, con una delle più importanti aree ornitologiche d'Europa. Dietro la costa si estende la Cordigliera betica, che a ovest si articola in un altopiano con la sierra ricoperta di rigogliosa vegetazione, mentre la parte orientale comprende l'altopiano della Sierra Nevada, dalle cime innevate sino agli inizi dell'estate. Qui si trova il Mulhacén, che con i suoi 3482 m risulta essere la cima più alta del territorio spagnolo. Alle zone costiere fertili della Costa del Sol si contrappone un paesaggio arido e desertico nella regione intorno ad Almería, che nel Cabo de Gata nasconde tuttavia un parco naturale con piante rare, una riserva di fenicotteri e aree di nidificazione per varie specie. In corrispondenza della parte orientale della Sierra Nevada si incontra l'unico deserto naturale di tutta l'Europa. Un altro contrasto caratterizza comunque il paesaggio andaluso: nei pressi di Tarifa  nel punto più meridionale d'Europa, Atlantico e Mediterraneo si incontrano, e il clima mite del secondo si scontra con quello mutevole e duro del primo.
L'Andalusia, una delle 17 Comunidades Autònornas spagnole, con una superficie di 87.000 km2 e meno di 7 milioni di abitanti, è comunque legata a numerosi cliché: terra del flamenco e della corrida, della Carmen e di Don Giovanni, dello sherry, delle olive e dei limoni, dei palazzi arabi e dei patii ombreggiati, meta di pellegrinaggi e luogo di feste sfrenate ... tali immagini vengono ancor oggi sfruttate spesso e volentieri dagli operatori turistici proprio come comparivano nelle narrazioni entusiastiche dei viaggiatori del XIX secolo per descrivere questa terra ricca di sole. Ma non sono altro che semplici sfaccettature. L'Andalusia affascina per i suoi contrasti da un punto di vista culturale, paesaggistico e sociologico ... Chi la percorre si imbatte in palazzi moreschi e cattedrali cristiane, in duri paesaggi montuosi e fertili pianure, incontra analfabeti e grandi poeti, vede città moderne, paesini bianchi arroccati sulle montagne, località isolate senza elettricità o acqua corrente, può assistere a corride ma anche a gare motociclistiche... e si potrebbe continuare all'infinito. Chi attraversa l'Andalusia, ha dinanzi a sé numerose aspettative da colmare. Aspettative influenzate da tutto quanto si è letto o sentito su questa mutevole regione. Aspettative che forse alla fine del viaggio andranno deluse, poiché l'Andalusia non si schiude a una prima occhiata, non fornisce di sé un'immagine completa. Per l'Andalusia si ha bisogno di tempo, si deveriscoprire di volta in volta il suo territorio. dove i luoghi rivelano sempre un'altraangolazione, un nuovo aspetto. Che si tratti di residenze principesche o torri massicce,moschee o chiese, agglomerati periferici o strette viuzze del centro, giardini sfarzosi opatii ricolmi di fiori, l'Andalusia racchiude un'enorme varietà di immagini contrastanti,che la rendono sicuramente tra le terre più affascinanti d'Europa.

 

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