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Miguel Flores, Capullo de Jerez

 

festival_del_cante_jondo_2005_7_agosto_350Miguel Flores Quirós, El Capullo de Jerez, nasce il 6 Aprile 1954 a Jerez, in calle de Cantarería, nel famoso barrio de Santiago. Essendo nato e cresciuto lì, la sua infanzia è accompagnata dalle feste flamenche di quartiere, che si tenevano in un patio di suoi vicini, con la partecipazione di personaggi importanti, come Terremoto o La Paquera.
Si può dire con certezza che la sua formazione artistica sia stata la sua vita stessa: passando la notte a cantare e sentendo cantare si vive il flamenco in modo sincero.
Il suo modello musicale è stato Camarón de la Isla.
Per anni ha lavorato in una pescheria. Ha preso il nome d'arte "Capullo" perché in gioventù i suoi amici per schernirlo lo chiamavano così (capullo vuol dire prepuzio. Il termine viene anche utilizzato in modo volgare come insulto).
Nel 1989 incide il suo primo disco, dal titolo “Poderío”. Nel 2000 esce “Este soy yo”, prodotto da “Flamenco en el Foro”. Il disco è dedicato a Camarón. Capullo afferma che “le strofe e le musiche vengono dalla vita”.
Nel 2003 esce “En directo. Madrid-Córdoba-Barcelona 2.002”, per “Flamenco en el Foro”, disco che ci permette di apprezzare l’arte di questo jerezano e la sua incerdibile capacità di comunicare con il pubblico, dato che stato registrato in diretta durante vari concerti.
Si è esibito in moltissimi posti, fra i quali ricordiamo:
- Jueves Flamencos (con l’organizzazione del tocaor Manuel Morao) e Teatro Manuel de Falla a Cádiz.
- Teatro Lope de Vega e Teatro Central a Sevilla.
- Teatro Calderón, Centro Cultural de la Villa e Colegio de Médicos a Madrid.
- Cuevas del Sacromonte di Granada
- Teatro ad Almería
- Palau de Musica a Barcelona.
- Festival de cante de las minas, La Union
- festival flamenchi in tutta l’Andalucia

Si distingue nei cantes della sua terra, soprattutto nei cantes festeros, e viene considerato un vero numero uno in bulerías e tangos. Ha un modo di cantare del tutto particolare, aderente alla tradizione di Jerez ma molto personale. Quando canta non si risparmia: si contorce e deforma il viso in smorfie improbabili per dare al suo cante tutta la forza di cui è capace.

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