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La Provincia di Córdoba

 

Ai piedi della Sierra Morena, divisa in due parti dal corso del Guadalquivir, si estende la provincia di Córdoba: il fiume separa la zona montuosa, a nord, dalla Campiña, a sud, che è una zona collinare con campi fertili. Fulcro della regione è il suo capoluogo, un tempo celebre come residenza del califfato e meccca delle scienze, vera e propria metropoli dell'lslam accanto a Baghdad. La poetessa tedesca Roswitha von Gandersheim lodò nel X secolo come "ornamento del mondo" la città di Córdoba, il cui centro era all'epoca formato dalla Medina con la grande moschea. Ancor oggi, passeggiando nel centro storico, si può percepire l'importanza della vivace città moresca, anche se di primo acchito, con i suoi circa trecentomila abitanti, potrebbe sembrare provinciale al cospetto delle altre celebri città andaluse, Siviglia e Granada.
Del passato glorioso non si è conservato molto, ma i pochi resti sono straordinariamente importanti e unici in tutto il panorama europeo.

La storia di Córdoba inizia con i Fenici, sotto il cui dominio la città avrebbe assunto una grande importanza economica. All'incirca a partire dal 200 a.C. passò sotto il dominio romano, e con Augusto Córdoba venne nominata capoluogo della provincia romana della Baetica, fino a quando fu soppiantata da Hispalis (Siviglia), nel IV secolo. Qui nacquero celebri poeti e filosofi romani, come Seneca e Lucano. Dopo essere stata conquistata dai Visigoti, nel VI secolo, la città divenne sede vescovile, ma il suo vero periodo di fioritura iniziò quando Abd ar-Rahman la tramutò nella capitale del suo emirato, nel 756. Non solo fece portare a Córdoba melograni e palme da dattero, ma pose anche la prima pietra per lo splendido sviluppo dell'architettura e dell'arte araba. Sotto ar-Rahman ed i suoi successori si avviò un'intensa attività edilizia, grazie alla quale la città divenne un centro di rappresentanza durante il regno degli omayyadi. Con Abd ar-Rahman III Córdoba divenne la città più importante del Mediterraneo, con più di 300 moschee, 300 bagni pubblici, 50 ospedali, 80 scuole e 20 biblioteche pubbliche, 17 scuole superiori. Purtroppo, la caduta del califfato portò con se anche il crollo della metropoli: già nel 1013 alcune truppe berbere fanatiche distrussero la sfarzosa città reale di Medina az-Zahara, e nel 1031 Córdoba divenne la sede di uno dei numerosi regni Taifa. Nel XII secolo visse ancora un periodo di fioritura spirituale, i filosofi Maimonide e Averroé sono sicuramente i più celebri rappresentanti di quest'epoca, fino a quando nel 1236, con Ferdinando III, in città entrò un reggente cristiano. Con la riconquista della città, si avviò una massiccia immigrazione dal Nord castigliano, e Córdoba divenne un importante centro per il commercio di sete e tessuti di cotone. Ma la cacciata delle popolazioni more ed ebree, la crisi economica del XVI secolo, l'epidemia di peste e le rivolte del XVII secolo offuscarono lo splendore originario.

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